Soffro di gonfiore addominale, perciò elimino il glutine dalla dieta

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Le cause alla base del gonfiore addominali sono molteplici, spesso non riconducibili alla difficoltà di digerire il glutine. Occorre scoraggiare le diete “fai da te”, per evitare che il paziente complichi ulteriormente la diagnosi o manifesti importanti carenze nutrizionali.

Secondo i dati mostrati nel 2017 dall’Associazione Italiana Celiachia, la spesa per prodotti senza glutine si aggirava intorno a 320 milioni di euro, di cui solo 215 spesi da pazienti celiaci. Un prodotto su tre è acquistato da chi non ha diagnosi di celiachia ed i motivi dichiarati spaziano dalla volontà di dimagrire al voler migliorare lo stato di salute (1).

Seppur vero che il gonfiore addominale è uno dei sintomi associati alla celiachia, la patologia colpisce circa l’1% della popolazione (2), molto meno rispetto alla percentuale dei pazienti che si reca dal medico lamentando tale disturbo (3).

Quali possono essere, quindi, le cause più frequenti alla base del gonfiore addominale?

Ad oggi, non esiste un consenso scientifico nella definizione di gonfiore addominale, poiché si basa su numerose condizioni riferite dal paziente alla cui origine possono esserci molteplici cause.

È perciò di primaria importanza riuscire a capire se l’origine del disturbo può essere dovuta ad una patologia sottostante o a problematiche gastro-intestinali funzionali (3).

Una volta escluse patologie gravi, non è inusuale che il disturbo si possa trattare mediante un approccio nutrizionale o che sia semplicemente legato a scorrette abitudini alimentari (4).

Spesso educare il paziente a non consumare pasti troppo velocemente, masticare bene e a lungo ed evitare pasti troppo abbondanti e ricchi in grassi è sufficiente per risolvere il problema (5).

Pertanto, nella maggior parte dei casi, la scelta del paziente di eliminare a priori il glutine dalla dieta non ha alcun fondamento.

Non è raro, però, che alcuni pazienti trovino giovamento dall’esclusione di alimenti contenenti glutine, nonostante la causa non sia riconducibile a tale composto.

Recenti evidenze hanno dimostrato come un approccio dietetico, noto con il nome FODMAP, possa alleviare i sintomi della Sindrome del Colon Irritabile, condizione che colpisce dal 10% al 25% della popolazione generale e che in circa il 60% dei casi si accompagna a gonfiore addominale.

Durante il trattamento vengono temporaneamente esclusi alcuni alimenti, tra cui frumento, orzo, farro e segale, proprio i cereali contenenti glutine. In questo caso, però, i responsabili sono i fruttani, dei polisaccaridi che nei soggetti sensibili richiamano liquido, provocando gonfiore addominale, e sono fermentati ad opera del microbiota intestinale, con conseguente formazione di gas (6).

Un cenno, infine, ad una condizione chiamata sensibilità al glutine non celiaca. Attualmente, un paziente viene così classificato quando l’ingestione di glutine porta a dei sintomi tipici della celiachia, ma ne sono assenti gli anticorpi e l’atrofia dei villi intestinali (7).

Gli studi stanno progredendo, ma sono necessari ulteriori sforzi per comprendere questa, ed altre condizioni, legate all’ancora ignoto intestino umano.

Riferimenti bibliografici:

  1. http://www.celiachia.it/COMUNICAZIONE/Comunicazione.aspx?SS=110&M=1524
  2. Lebwohl B. et al., Coeliac disease, Lancet 391: 70–81 (2018)
  3. Iovino et al. Bloating and functional gastro-intestinal disorders: where are we and where are we going? World J Gastroenterol. 20(39): 14407-14419 (2014)
  4. Malagelada J. R. et al. Bloating and Abdominal Distension: Old Misconceptions and Current Knowledge
  5. Feinle-Bisset C. Dietary and lifestyle factors in functional dyspepsia. Nat Rev Gastroenterol Hepatol. 10(3): 150-7 (2013)
  6. De Giorgio R. Sensitivity to wheat, gluten and FODMAPs in IBS: facts or fiction? Gut. 65:169–178 (2016)
  7. Ludvigsson J. F. et al. The Oslo definitions for coeliac disease and related terms. Gut 62:43-52 (2013)

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