L’incidenza di diabete mellito sta crescendo a ritmi esponenziali in tutto il globo. Studi epidemiologici hanno dimostrato che nel 2040 il numero di soggetti affetti da questa condizione sarà pari a circa 642 milioni1.
Esiste anche un particolare stato, definito prediabete, che è caratterizzato, in generale, da livelli di glicemia superiori alla norma e, in particolare, da elevati livelli di glucosio ematici dopo 1-2 ore dai pasti (iperglicemia postprandiale)2, che rappresentano un primo segnale di allarme di un’insensibilità delle cellule all’insulina.
Soggetti che si trovano in questo stato prediabetico sono a maggiore rischio di sviluppare diabete di tipo 22 e patologie cardiovascolari3,4.
Ma non è tutto. Anche l’obesità rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo di insensibilità all’insulina, così come vi sono crescenti evidenze che la composizione del microbiota intestinale sia profondamente alterata in pazienti obesi e con diabete di tipo 25,6.
È proprio in questo contesto che si inserisce lo studio7 condotto dal Dottor Naito dello Yakult Central Institute (Tokyo, Giappone), in collaborazione con il Tokyo Metropolitan Geriatric Hospital and Institute of Gerontology (Tokyo, Giappone).
I ricercatori hanno analizzato come l’assunzione di L. paracasei Shirota (LcS) possa influenzare il controllo glicemico e il metabolismo lipidico in soggetti prediabetici.
In uno studio clinico in doppio cieco, controllato con placebo 98 partecipanti di sesso maschile, con un indice di massa corporea (BMI) ≥25 e con moderata iperglicemia postprandiale (≥180 mg/dl), sono stati suddivisi in due gruppi: il primo, composto da 48 soggetti, ha ricevuto quotidianamente una bevanda di latte fermentato con LcS (>1×1011 CFU/ 100 ml), il secondo, composto da 50 soggetti, una bevanda placebo (senza LcS), per un periodo totale di 8 settimane.
Il test da carico orale di glucosio (OGTT) non mostrava una differenza significativa tra placebo e gruppo LcS.
Tuttavia, 1 ora dopo il carico, i livelli di glucosio plasmatico, glicoalbumina ed emoglobina glicata (HbA1c) sono diminuiti, a 8 settimane, solo nel gruppo LcS rispetto ai livelli basali (p=0,036, p=0,002 e p=0,006, rispettivamente). La riduzione dei livelli di glicoalbumina era significativamente maggiore nel gruppo LcS rispetto al gruppo placebo (p=0,030).
Non sono state osservate variazioni della sensibilità insulinica e della secrezione di insulina durante lo studio.
I parametri del metabolismo lipidico sono migliorati in seguito all’assunzione di LcS: i livelli di colesterolo totale (p=0,023) e delle lipoproteine LDL (p=0,022) erano significativamente ridotti nel gruppo LcS rispetto al placebo, dopo 8 settimane.
I risultati del presente studio suggeriscono che LcS può influenzare favorevolmente le anomalie metaboliche nei soggetti obesi prediabetici, anche se gli effetti sul controllo glicemico possono essere limitati.
Ulteriori studi saranno necessari anche per comprendere il ruolo ricoperto dal microbiota intestinale in questi meccanismi.
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Bibliografia
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